LOVE MY BODY

LOVE MY BODY

LOVE MY BODY 2021

we need different eyes

 

International Contemporary Art exhibition

 

Concept edited by Art Curators

Camilla Gilardi – graduated in Cultural Heritage Sciences, Master in Art, design, cultural enterprises

Silvia Grassi – graduated in History and Art Criticism

 

 

“Fresh eyes are needed, free from any prejudice. Fortunately, art has a great gift, that of being inexhaustible. It's anever-ending process, in which you never stop learning.”

 

(Fernando Botero)

 

Freedom of expression represents a fundamental and unequalled right, a conquest that man, and even more the female gender, has won after countless conflicts and injustices. The power of speech must be exercised in an absolute way, but at the same time the awareness of the value of words must be fully understood. Words, words ... a double-edged weapon of which power is often not known and is not considered. The famous expression body shaming coined by Americans concerns both genders and indicates the mechanism by which the prey, victim of severe and cruel abuses, is ashamed and feels a sense of inadequacy towards his own body and the context in which he lives. Seneca, Roman philosopher, playwright, and politician, already in the first century A.D., affirmed that who is a slave to his own body cannot be considered free: a farsighted analysis if you examine today's society. Some dangerous and inadequate questions often knock on the mind of many. It is essential that you ask yourself: why am I a prisoner of a shell that torments and causes anguish to me? I do not like myself or is it perhaps the judgment of others that leads me to think this? Stereotypes, canons: two terms that are popular in everyday speech, in television programs, on the web. It is amazing to think how fashions change and tastes, judgments unconditionally go hand in hand with them. The history of art allows us to test this phenomenon which has changed widely during the centuries. To begin the long journey, we can start from the era of the Sumerians and the Babylonians, in which the small statues of Inanna and Ishtar, modeled with sinuous shapes, symbolized ideals of prosperity. In the sixteenth century Sandro Botticelli painted a Venus with a soft silhouette, example of grace and beauty. If in the first half of the seventeenth century the Flemish painter Pieter Paul Rubens represented female figures with a shapely body, in the second half of the century the protagonists of the works of Diego Velázquez are women of the high aristocracy that wear tight dresses to shape their physique. In the nineteenth century, Édouard Manet's Breakfast on the grass and Olympia caused a stir: the works depict women who show their "healthy imperfections" with ease and shamelessness. During the Belle Époque, elegant female figures with a slim silhouette become the subjects of many works, while at the beginning of the twentieth century the cubist movement places women in the foreground whose inner discomforts and torments are reflected in their faces and broken bodies. From that moment on, the representation of women no longer respects the limits that until then characterized the vision of the female universe. A clear testimony are the twisted bodies of Schiele and the self-portraits of Frida Khalo who made her being out of stereotypes her peculiar trait. Finally, the protagonists of the works of the contemporary painter Fernando Botero are overweight and satisfied women who are opposed, instead, to those of Lucian Freud, famous for the depictions of women with neglected bodies and sad souls. The evolution of the vision of women in works of art is clear proof of how open-mindedness can ignore certain patterns that are erroneously established and much praised. The exhibition identifies itself as a spokesperson for body positivity and pursues the aim to halt this phenomenon (recognizable as a real form of bullying), not by dialogue but using the tool of art. On this occasion M.A.D.S. wants to represent the starting point of a path aimed at becoming aware of oneself and of one's physical appearance, conferring the right value on its uniqueness. Transforming our weaknesses into our distinguishing mark, converting the demons that make us fall into a dark tunnel in charge of energy. LOVE MY BODY represents a tribute to self-esteem which, if well preserved and nourished, is the winning arm in order to face important challenges and, at the same time, the secret to being in harmony with oneself, both in front of a mirror and surrounded by a crowd.

  • ARTWORK INFO

    LOVE MY BODY 2021

    International Contemporary Art exhibition

    Opening February, 19 2021

    Corso San Gottardo – Milan (Italy)

     

    Entrance on list: RSVP mads@madsmilano.com

     

    Opening Hours: Mon-Tue-Wed-Thu-Fri from 11 am to 2 pm

    For meeting out of schedule please contact: +39 3482854357

  • ARTIST INFO

    Concept edited by Art Curators

    Camilla Gilardi – graduated in Cultural Heritage Sciences, Master in Art, design, cultural enterprises

    Silvia Grassi graduated in History and Art Criticism

     

    “Occorrono occhi freschi, liberi da ogni pregiudizio. Fortunatamente l'arte ha una grande dote, quella di essere inesauribile. È un processo senza fine, nel quale non si smette mai di imparare.”

    (Fernando Botero)

     

    La libertà di espressione rappresenta un diritto fondamentale e ineguagliabile, una conquista che l’uomo, e ancor più il genere femminile, ha vinto dopo innumerevoli contrasti e ingiustizie. La facoltà di pronunciarsi deve essere esercitata in modo assoluto, ma allo stesso tempo la consapevolezza del potere delle parole occorre sia compresa fino in fondo. Parole, parole... un’arma a doppio taglio di cui spesso non se ne conosce, o meglio, non se ne considera il potere. Body shaming è l’espressione coniata dagli americani e ormai familiare a tutti noi che accosta la parola shame, traduzione italiana di vergogna, a body, che significa corpo. Questa terminologia indica il meccanismo attraverso cui il bersaglio, indipendentemente dal genere, è vittima di vessazioni gravi e crudeli e prova vergogna e un senso di inadeguatezza nei confronti del proprio corpo e del contesto in cui vive. Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano, già nel primo secolo d.C. sosteneva che colui che è schiavo del proprio corpo non può ritenersi libero: considerazione lungimirante se si esamina la società odierna. Alcuni pericolosi e inadeguati interrogativi spesso bussano alla mente di molti. Le domande imprescindibili che ci si deve porre sono: per quale motivo sono prigioniero di un involucro che mi tormenta e mi angoscia? Non piace a me stesso o è forse il giudizio altrui che mi induce a pensare questo? Stereotipi, canoni: due termini che spopolano nel linguaggio comune, nei discorsi quotidiani, in programmi televisivi, sul web. È incredibile pensare come le mode cambiano e i gusti e i giudizi vadano incondizionatamente di pari passo con esse. La storia dell’arte ci permette di analizzare questo fenomeno mutato ampiamente nel corso dei secoli. Per iniziare il lungo viaggio possiamo partire dall’epoca dei Sumeri e dei Babilonesi, in cui le statuette di Inanna e Ishtar, modellate con forme sinuose, simboleggiavano ideali di prosperità. Nel Cinquecento Sandro Botticelli dipingeva una Venere dalla silhouette morbida, ideale di grazia e bellezza. Se nella prima metà del Seicento il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens rappresentava figure femminili dal corpo formoso, nella seconda metà del secolo Diego Velázquez raffigurava donne dell’alta aristocrazia succinte in abiti stretti sul busto per modellare il proprio fisico. Nell’Ottocento la Colazione sull’erba e l’Olympia di Édouard Manet suscitarono grande scalpore: nelle opere sono presenti donne che mostrano con disinvoltura e impudicizia le loro “sane imperfezioni”. Durante la Belle Époque, invece, divengono protagoniste di molteplici opere figure femminili eleganti e dalla silhouette sottile, per poi giungere agli inizi del XX secolo in cui il movimento cubista pone in primo piano donne i cui disagi e tormenti interiori si riflettono nei volti e nei corpi scomposti. A partire da quel momento, la rappresentazione di donne non rispetta più i limiti che fino ad allora caratterizzavano la visione dell’universo femminile. Una chiara testimonianza sono i corpi contorti di Schiele e gli autoritratti di Frida Khalo che rendeva il suo essere fuori dagli stereotipi il suo tratto peculiare. Infine, le protagoniste delle opere del pittore contemporaneo Fernando Botero sono donne in sovrappeso, ma allo stesso tempo appagate che si contrappongono a quelle di Lucian Freud, celebre per le raffigurazioni di soggetti dai corpi trascurati e gli animi tristi. L’evoluzione della visione donna nelle opere d’arte è una chiara prova di come l’apertura mentale possa ignorare certi schemi erroneamente prestabiliti e tanto decantati. La mostra si identifica come portavoce di body positivity e persegue l’obiettivo di conferire una battuta d’arresto a questo fenomeno (riconoscibile come una vera e propria forma di bullismo), non dialogando, ma utilizzando lo strumento dell’arte. In questa occasione M.A.D.S. vuole rappresentare il punto di partenza di un percorso volto alla presa di consapevolezza di sé stessi e del proprio aspetto fisico, attribuendo il giusto valore alla sua unicità. Trasformare i nostri punti di debolezza nel nostro marchio distintivo, convertire i demoni che ci fanno precipitare in un tunnel buio in una carica di energia. LOVE MY BODY rappresenta un tributo all’autostima che, se ben custodita e alimentata, costituisce l’arma vincente per affrontare importanti sfide e, al contempo, il segreto per essere in armonia con sé stessi, sia di fronte allo specchio che circondati da una folla.

  • ADDITIONAL INFO

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